La sfida del 2022: Nvidia Rtx vs Apple M1 Max

Prestazioni o affidabilità? Il dubbio di creativi e professionisti
Giuseppe Legrottaglie
Giuseppe Legrottaglie
January 6, 2022
-
6
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In breve:

Approfondiamo:

Viviamo nell'epoca più bella di sempre dal punto di vista della tecnologia, siamo nati nell'era di internet, degli smartphone, della realtà virtuale e probabilmente vedremo Elon Musk mettere piedi su Marte prima di quanto crediamo.

Si pensa già al Web 3.0, Facebook ha cambiato nome in Meta per puntare tutto sui metaversi virtuali, Tesla ha presentato il suo primo robot dotato di intelligenza artificiale e stiamo per creare la più grande rete di connessioni grazie al 5G.

E cosa facciamo noi creativi e professionisti? Litighiamo nei gruppi Facebook su cosa sia meglio tra Windows e Macbook, tra Microsoft d Apple, tra Nvidia e Apple M1.

Tralasciando la differenza di "problematiche" tra le nostre e quelle del caro Elon che, ogni giorno, si sveglia pensando come terraformare Marte nuclearizzando i poli, oggi ho deciso di dire la mia sull'annoso quesito senza risposta:

Nel 2022 è meglio acquistare un pc windows con processori Intel e Nvidia RTX 3000 o un bel Macbook Pro con M1 Max?

Sto scrivendo questo articolo da un Macbook Air con M1 quindi la risposta è forse ovvia ma, considerando i casi d'uso in cui vorrei prenderlo a martellate, approfondiamo insieme.

Premessa prima di lanciare il pippone: parlerò solo per esperienza personale, nessun dispositivo elettronico sarà realmente maltrattato, distrutto, incendiato o preso a martellate.


L'inutile faida di chi ce l'ha più grosso... il pc 

E' da quando ho memoria che leggo online di tutto riguardo la faida tra pc Windows e Mac, il tutto corredato da insulti e frasi colorite che non sto qui a ripetere.

Il bello di internet, e il problema in caso di ignoranza inconsapevole, è che ognuno è libero di esprimersi come meglio crede senza alcun "controllore" che possa censurare in caso di castronerie.

Ebbene, la faida che da ora chiameremo "inutile" va avanti da quando il primo Macintosh ha avuto accesso a internet ed il bello è che gli stessi individui che scrivevano male di windows e viceversa, ad oggi, è probabile che siano passati all'odiatissimo "lato oscuro".

La mia opinione a riguardo? La volpe quando non arriva all'uva dice che è acerba. 

Un pc windows parte da 300€, un Macbook da 1159€. I windows lover non avevano soldi per comprare un macbook (me compreso xD).

Di contro però, fino al 2019, un pc windows da 300€ faceva bene o male le stesse cose del Macbook Air da 1159€. Entrambi erano utili solo a navigare, scrivere documenti e spararsi serie a motore su Netflix. 

E, sempre fino al 2019, aveva molto più senso acquistare un bel pc windows con processore i7 e gpu Nvidia overpower in quanto con lo stessa cifra Apple proponeva fermacarte senza gpu.

Il gap prestazionale era non indifferente e non bastavano 2000€ per acquistare una macchina che potesse realmente sopperire a tutte le necessità che un professionista poteva avere.

La problematica principale, tra l'altro, è che esistono così tante professioni là fuori che mai nessun laptop, fino a poco fa, sarebbe potuto essere incoronato come il miglior compromesso tra portabilità, prestazioni e consumi.

Le esigenze di un montatore video non saranno mai paragonabili a quelle di un modellatore 3D, un programmatore o un designer.

Ciò che accomuna queste professioni è solo una cosa: serve forza bruta.


2020, la rinascita dei computer portatili

Finalmente posso dire questa frase in un contesto in cui posso non sembrare un sociopatico amante delle quarantene, il 2020 è stato un anno grandioso per la tecnologia e i consumatori.

A novembre 2020 Apple ha presentato i Macbook con il nuovissimo chip M1 che, sin da subito, ha fatto parlare bene di sé per rapporto consumi/prestazioni.

Volendo farla semplice, il chip M1 è un SoC (system on a chip), un unico blocco che contiene tutte le componenti importanti: CPU, GPU, Neural Engine, I/O e tanto altro su un unico, piccolissimo circuito. In questo modo le connessioni sono più rapide e, grazie all'architettura sviluppata inizialmente per gli iPhone, il Mac riesce a raggiungere prestazioni eccezionali mantenendo dei consumi energetici bassissimi.

Un esempio pratico? Il Macbook Air M1 riesce a fare tranquillamente 15 ore di navigazione web.

Un esempio "da professionista"? Un Mac con M1 si fa tranquillamente ore di sviluppo su VS Code senza il minimo tentennamento.

Un esempio "extreme"? Con il Macbook Air M1 riesco a modellare e renderizzare materiali complessi in Blender quasi senza rallentamenti, in tranquillità, senza che la macchina si scaldi eccessivamente o che si scarichi immediatamente.

Un pc windows, a batteria, su Blender dura 20 minuti.

E se il Macbook Air M1 del 2020 era, ed è tutt'ora, la macchina migliore da acquistare per rapporto qualità/prestazioni (io l'ho pagato 850€ al black friday), Apple a novembre 2021 ha presentato i nuovi laptop di fascia che montano delle bestie di SoC che fanno tremare le gambe a qualsiasi produttore di laptop là fuori: M1 Pro e M1 Max.

Due mostri di potenza con CPU da 10-core e GPU che arriva fino a 32-core. Forza bruta allo stato puro.

Il verdetto

Ma dopo tutto sto pippone sui Macbook possiamo sapere che ne penso della sfida con Nvidia?

Vince il Macbook. 

Fine dell'articolo ahahahah


...


Dai, vi spiego perchè.

Le GPU Nvidia sono dei mostri di potenza, davvero. La tecnologia del Ray Tracing permette delle prestazioni di rendering in tempo reale che anni fa avremmo seriamente faticato ad immaginare.

Tutti i programmi professionali di modellazione, rendering e vfx ormai sono ottimizzati al 100% per Nvidia ed il 100% delle workstation monta ormai le potentissime RTX 3080 e 3090.

Davvero, sono qualcosa di pazzesco.

Ma ovviamente, come tutto, hanno anche dei difetti.

Consumano tanta ma tanta energia che, per un pc fisso, non è affatto un problema. 

Ma tutto cambia con i portatili che, essendo costruiti per essere sfruttati in mobilità, presentano batterie relativamente piccole.

Nonostante l'esistenza di versioni "mobile" di queste GPU, il problema consumi persiste. 

E, la problematica maggiore, è che le GPU non vanno al 100% delle prestazioni se il laptop non è collegato alla corrente.

Quindi succede che in mobilità, con il laptop è possibile lavorare si e no 30 minuti e neanche al massimo della potenza.

La soluzione? M1 Max.

Apple è riuscita a creare un vero e proprio miracolo tecnologico puntando tutto su equilibrio tra prestazioni e consumi dei nuovi SoC, riuscendo a creare macchine che macinano quasi al pari di una RTX 3080 ma con dei consumi energetici irrisori che permettono di lavorare in mobilità per ore senza compromessi.

Nvidia ha recentemente dichiarato che i nuovi Laptop Studio avranno prestazioni 7 volte maggiori dei Macbook Pro con M1 Max.

Sarà vero sulla carta ma, nel quotidiano, ciò che conta davvero sul lavoro è l'affidabilità.

Ed i nuovi Macbook di casa Apple trasudano affidabilità e potenza.

Ovviamente c'è da dire la cosa più importante: l'inutile faida non ha senso in quanto l'esperienza varia di caso in caso.

Una macchina che monta RTX è ovviamente e, decisamente, più indicata per professionisti che, quotidianamente, hanno bisogno della forza bruta del Ray Tracing per renderizzare grandi progetti 3D.

Un Macbook Pro con M1 Max è invece più indicato per chi ha sì bisogno di potenza ma che necessita anche di una batteria che duri davvero a sufficienza e che, potenzialmente, riesca a coprire una giornata lavorativa con una sola carica.

Cosa che questi Macbook fanno realmente.

Apple dichiara più di 15 ore di utilizzo web e diverse ore di lavoro in base al programma utilizzato.

Insomma, super macchine costruite davvero per professionisti.

Ma io non lo comprerò, resto con il mio bellissimo Macbook Air M1 che mi permette di fare, quotidianamente, più di 8 ore di sviluppo web senza il minimo problema.

Il tutto a 850€. 

Meglio di così... c'è l'iPad, ma ne riparliamo a Giugno 2022. 

Prodotti citati nell'articolo

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Giuseppe Legrottaglie
Giuseppe Legrottaglie
January 6, 2022
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Cosa sono i Cookie e perchè dobbiamo accettarli?

Che fastidio sti banner da accettare, devo proprio?
Giuseppe Legrottaglie
Giuseppe Legrottaglie
January 9, 2022
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In breve:

  • L'industria del caffè ci spia su whatsapp per venderci le cialde
  • I cookie non sono commestibili ma, bensì, son piccoli raccoglitori di informazioni
  • I cookie non sono tutti cattivi, ce ne sono di tutti i tipi
  • Il GDPR tutela noi, i nostri dati e la nostra privacy
  • Possiamo accettarli o rifiutarli, dipende da quanto siamo paranoici

Approfondiamo:

"AOH MA TUTTI STI BANNER PE ACCETTA' QUA E LA', CHE ME FREGA DE STI CUCHI"

Ammettiamolo, lo abbiamo esclamato tutti almeno una volta nella vita e magari in Italiano o in un dialetto diverso ahahah.

Quanto sono odiosi tutti i banner di avviso per accettare i "cookie", le privacy policy, le cookie policy, i terms of service eccetera, eccetera, eccetera?

Ebbene, per quanto possano essere noiosi, questi simpatici banner fanno una cosa fondamentale: tutelano la nostra privacy e i nostri dati. 

E' risaputo che, nel web, oramai c'è più traffico di dati che di utenti. Ognuno di noi ha un personalissimo "profilo pubblicitario" creato grazie alla raccolta di dati utilizzati, appunto, per inviare pubblicità mirate.

Quante volte abbiamo sentito da un parente, un amico o un collega "aoh, ieri sera ho scritto su uotsapp a mi moje de avè voja de na bella carbonara e eccallà, pubblicità su ricette, ova, guanciale e ristoranti. Ce spiano pure quanno annamo ar cesso".

La spiegazione è semplice, il nostro caro amico romano è stato vittima di un tracker. Il sistema esegue una profilazione degli utenti, elaborando i dati tramite sistema di tracciamento - operando spesso al limite del legalmente consentito -  ed ottenendo, come risultato, pubblicità specifiche e mirate in base all'analisi dell'utente in questione.

Ovviamente questo è un caso estremo - dicono che whatsapp non ci spia ma mi nonna non ci crede troppo - ma ecco un esempio concreto per capire come funziona la profilazione: prendiamo in esempio Facebook ed il pulsante "mi piace" di Facebook. Il suo uso, analizzato alla luce di appositi algoritmi, consente di profilare gli utenti del servizio, raffinandone le identità digitali e quindi, di conseguenza, gusti, idee e bisogni con cui propinare ads mirate ed efficaci.


Ma c'entra tutto sto sproloquio con i cookie e i banner odiosi? Andiamo al sodo. 


Cosa sono i Cookie?

I cookie sono una sorta di identificativo digitale e vengono sfruttati dalle applicazioni web per archiviare e recuperare informazioni a lungo termine, come ad esempio i dati di login e autenticazione, oppure come detto prima, di tracciare la navigazione dell'utente, ad esempio per fini statistici o pubblicitari.

In parole povere, un cookie non è altro che un piccolo file, memorizzato nel browser web, utile a salvare le preferenze utenze in modo da ottimizzare al massimo la user experience del sito web, o per analizzare e vendere i tuoi dati.

Esempi di dati salvati:

  • Login e logout
  • Carrello della spesa negli e-commerce
  • Percorsi dell'utente all'interno delle pagine del sito
  • Tipologia di dispositivo utilizzato e dati demografici
  • Preferenze tecniche come, ad esempio, la traduzione dei testa in una lingua specifica

Tipologie di Cookie

Fin troppo semplice come spiegazione vero? Non penserete mica che finisce qua. 

Esistono diversi tipi di questi malefici cookie che differiscono per ciclo di vita, provenienza e utilizzo:

  • Cookie di sessione, salvano i dati in modo temporaneo e svaniscono alla chiusura del browser
  • Cookie persistenti, salvano i dati per un determinato periodo di tempo comunicando al browser una specifica data di scadenza o intervallo di tempo in cui non è possibile cancellarli. Sono utili ad esempio per banner ed avvisi, utili a comunicare rapidamente con i visitatori del sito.
  • Cookie di prima parte, semplicemente i cookie inviati dal sito web e gestiti direttamente dal proprietario del sito stesso (io ad esempio sto testando un piccolo cookie persistente che mi permette di spiegare, a voi visitatori, come installare il sito come Web App sullo smartphone, che scade dopo 100 giorni e che probabilmente ho già tolto nel momento in cui stai leggendo questo articolo. Al sito piace cambiare, come le scale di Harry Potter).
  • Cookie di terze parti, appartenenti quindi a terzi e che inviano dati verso un altro sito web, utilizzati tipicamente da sistemi di analisi degli utenti come Google Analytics (dal 2022 Google ha annunciato lo stop al supporto di questa tipologia di cookie su Chrome, cambieranno un pò di cose).
  • Strettamente necessari, necessari per abilitare le funzionalità di base del sito web.
  • Marketing, utilizzati per fornire pubblicità più pertinente a te e ai tuoi interessi.
  • Personalizzazione, che consentono al sito web di ricordare le scelte che fai (come il tuo nome utente, la lingua o la regione in cui ti trovi).
  • Analytics, che aiutano a capire come funziona questo sito Web, come i visitatori interagiscono con il sito e se potrebbero esserci problemi tecnici.

I banner per il consenso

Ma quindi, dopo tutta sta lista di informazioni, a che servono sti banner in cui ogni volta dobbiamo accettare i cookie in cui, ovviamente, clicchiamo velocemente su ACCETTA TUTTI perchè iddio che sbatti??

Come anticipato prima, per la tutela di dati e privacy.

Dal 25 Maggio 2018, in Italia e nel resto d'Europa, è attivo il GDPR (regolamento generale sulla protezione dei dati).

Secondo la Commissione Europea "i dati personali sono qualunque informazione relativa a un individuo, collegata alla sua vita sia privata, sia professionale o pubblica. Può riguardare qualunque dato personale: nomi, foto, indirizzi email, dettagli bancari, interventi su siti web di social network, informazioni mediche o indirizzi IP di computer."

Per questo motivo anche i cookie devono assolutamente essere trattati come dati personali ed ogni sito web è obbligato ad informare ogni utente del modo in cui verranno tracciati e utilizzati i dati di navigazione (tramite cookie e privacy policy), predisponendo un sistema per consentire di dare un consenso esplicito sull'utilizzo dei dati da parte dei cookie; ecco il motivo dei noiosissimi banner in cui "accettare cose".

Insomma, un gran calderone di informazioni utili a capire una cosa: ogni volta che esce un banner per i cookie, pieni di conoscenza, al posto di imprecare fate un respiro profondo e con molta calma cliccate su "rifiuta tutti". Altrimenti accettate, al massimo vi arriverà pubblicità sulla parmigiana mangiata a pranzo, di cui avete raccontato i sapori al vostro fidato amico sui social.


Come se dice a Roma, quello che nun strozza ‘ngrassa.

Becca ‘sti spicci e se beccamo in giro nel web.

P.S. Non sono romano, oggi mi sono svegliato coatto.


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Giuseppe Legrottaglie
Giuseppe Legrottaglie
January 9, 2022
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